O poder das bibliotecas



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Vocabulário


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chiocciola = caracol; in Brasile lo stesso simbolo è conosciuto come ‘arroba’



Q - Secondo il testo:
- Il carattere della chiocciola @ è stato utilizzato fin dall’invenzione dei calcolatori elettronici.

- L’invenzione della posta elettronica ha già trenta anni di esistenza.

- L‘Arpanet può essere considerata la nipote della moderna internet.

- La novità introdotta da Tomlinson è che il suo programma permetteva di connettere computer che si trovavano in posti diversi.

- Prima dell’invenzione della e-mail non era ancora possibile scambiare nessun tipo di messaggio tra computer.
Q - Il testo ci dice che:
- Il programma della posta elettronica è il risultato dell’incrocio di due concetti: lo scambio di archivi elettronici e lo scambio di messaggi tra gli utenti dei computer.

- Tomlinson ha inventato un metodo di organizzazzione degli indirizzi e-mail che è stato abbandonato presto.

- Ray Tomlinson ha inventato la posta elettronica, però non l’ha mai utilizzata.

- Intervistato dalla BBC, Tomlinson non è stato capace di ricordare come era il codice del programma della posta elettronica che aveva inventato.

- I suffissi, come ad esempio il ".com" e ".it", che si usano negli indirizzi internet sono una invenzione piú recente rispetto all’invenzione della e-mail.
Q - "Proprio allora egli scrisse il primo programma per lo scambio di messaggi tra due calcolatori."

Indicare una traduzione o traduzioni possibili della frase scritta sopra:
- Próprio agora ele escreve o primeiro programa para o câmbio de mensagem entre duas calculadoras.

- Justo agora que ele escreveu o programa primário para o intercâmbio entre duas calculadoras.

- Justamente naquela época ele escreveu o primeiro programa de trocas de mensagens entre dois computadores.

- Exatamente naquele primeiro momento ele escreveu o seu próprio programa de troca de mensagens entre dois computadores.

- Foi então que ele escreveu o primeiro programa de troca de mensagens entre dois computadores.

- Já naquela altura ele escreveu o primeiro programa de troca de mensagens entre duas calculadoras.



Nasce "Alleluja", vino da messa DOC

TORINO – Nasce "Alleluja" il nuovo vino da messa Doc. Si tratta di un moscato piemontese che verrà prodotto solo per uso sacramentale e che sarà presentato agli addetti ai lavori, vescovi e sacerdoti, il prossimo 9 ottobre a Cocconato d’Asti, in occasione dell’apertura del IV seminario sui vini da messa. "Una rara occasione che si ripete ogni 2-3 anni – spiegano alla ‘Casa Brina’ gli organizzatori del ‘summit’ per verificare le tendenze qualitative, legislative e di mercato dei vini destinati all’Eucarestia".

"Queste produzioni vinicole – spiegano ancora – sono destinate ad un mercato chiuso che è composto essenzialmente dal clero che dovrebbe poter acquistare questi vini da rivenditori specializzati. Per il vino da messa si richiede un prodotto assolutamente puro così come indicato dal Diritto Canonico e molte possono essere le tecniche produttive." Il nuovo vino nato da un progetto della Stazione Enologica di Asti, si chiamerà "Alleluja", un "nome che invita alla gioia e al sacro insieme e sarà assaggiato in anteprima a Cocconato d’Asti nelle antiche cantine di Casa Brina dove ha la sede il convegno". Solo il clero e i rivenditori autorizzati ne potranno disporre e ogni spedizione verrà accompagnata dal certificato della curia di Casale Ferrato che ne autorizza e controlla la produzione.

(Disponível em: Acesso em: 10 jul. 1998.)


Q - Il testo ci dice che il seminario è un‘occasione:
- per presentare il nuovo prodotto della Casa Brina.

- per verificare le tendenze mercadologiche di tutti i tipi di vino.

- per valutare la riuscita qualitativa e di mercato dei vini da messa.

- perché la vendita dei vini per l’Eucarestia sia aperta a tutti.

- per verificare l’accettazione di prodotti così specifici.
Q - Secondo il testo, il nome del vino suggerisce:
- spiritualità e pigrizia

- gioia e sacralità

- felicità e spiritismo

- dispiacere e tristezza

- dispiacere e sacralità

Luisa Carrada intervista Júlio Monteiro Martins, fondatore della scuola di scrittura creativa Sagarana

Sagarana, ovvero "saga infinita" in portoghese. È il nome che lo scrittore brasiliano Júlio Monteiro Martins ha scelto per la sua scuola di "arte e tecniche del narrare". Un nome misterioso, un sito internet dai testi intelligenti e dalle immagini bellissime …. c’era solo da scoprire chi vi stava dietro. E siccome i siti riflettono sempre la personalità del loro autore, la mia curiosità e le mie aspettative non sono andate deluse.


LUISA
Chiedere a te, che hai aperto una scuola di scrittura, se a scrivere si può imparare, mi sembra davvero superfluo. È evidente che entrambi ne siamo convinti. Mi domando però sempre "cosa" e fino a che punto si può realmente imparare. Io penso che si possa imparare a leggere, ad apprezzare la letteratura, a capirne i meccanismi, a scrivere quindi con maggiore consapevolezza ...... e questo sarebbe già moltissimo. Ma cosa fa la scuola e cosa fa il talento?
JÚLIO
"L’uomo è l’uomo e le sue circostanze", diceva Ortega y Gasset. Lo scrittore non è il miracoloso risultato di un misterioso "dono degli dei", o di un capriccio della "musa ispiratrice". È invece il risultato di un particolare processo di formazione – culturale, psicologica, esistenziale, etica – che agisce su una specifica sensibilità. L’opera che lo scrittore produrrà sarà quindi la materializzazione di questa formazione e di questa sensibilità, attraverso un linguaggio e delle tecniche narrative imparate dalle letture o da un apprendistato guidato. Questo è vero anche per le altre forme di espressione artistica, che contano però – già da molto tempo e con unanime consenso sociale – su scuole di formazione: la pittura, la scultura, la musica, la danza, il teatro, il cinema. E ora è vero anche per la letteratura, finalmente. È curioso notare che, al contrario delle sue sorelle, l’arte dello scrivere è circondata – accerchiata, direi – dai più oscuri preconcetti. Fino a poco tempo fa in Italia, e anche nel mio paese d’origine, il Brasile, c’erano delle resistenze subdole – e mai razionalmente giustificate – ai corsi di formazione per giovani scrittori. Nel mio articolo "Uova di cigno, uova di tartaruga", racconto la mia prima esperienza del genere a Rio de Janeiro, e faccio un paragone tra gli scrittori esordienti e le uova di tartaruga, abbandonate sulle spiagge per essere covate dal sole. Quante piccole tartarughe saranno in grado di raggiungere il mare, prima di essere portate via dai predatori (la pubblicità, le tentazioni del consumismo, le illusioni di un prestigio sociale)? E perché allora si vuole applicare agli scrittori in formazione questa sorta di "legge della giungla", già da tanto tempo addomesticata nelle altre arti?



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