San Huan de la Cruz Saserdote i Doktor di Iglesia



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14. 12. 2009
Djaluna di e Di Tres Siman di Atvènt


San Huan de la Cruz

Saserdote i Doktor di Iglesia
San Huan de la Cruz a nase na Fontiveros, Spaña, alrededor di aña 1542. Despues di a hiba su bida religioso den Òrdu di Carmelitanan pa hopi aña, el a promové reformashon den su Òrdu huntu ku Santa Teresa di Avila na aña 1568. E reformashon aki a trese entusiasmo i energia fresku den su Òrdu. E tabata famoso pa su sabiduría i santidat. El a muri na Úbeda, Spaña, na aña 1591.

E obranan spiritual, ku el a skibi, ta duna testimonio di su bida.

No tur por hiba un bida religioso manera San Huan de la Cruz, pasobra kada un di nos a haña diferente karisma. Varios karisma pero mésun spiritu. Nos tur a haña mésun yamada: yamada pa santidat, yamada pa realisá reino di Dios.
Orashon
Nos Tata, Bo a yena San Huan de la Cruz ku spiritu di apnegashon i di amor pa Santa Krus di Bo Yu Hesu-Kristu. Yena nos tambe ku mésun spiritu pa nos kana den kaminda di santidat i asina bo reino bira mas i mas un realidat. Esaki nos ta pidi Bo, pa medio di Hesu-Kristu, nos Señor, Kende, komo Dios, ta biba i reina ku Bo, den unidat di Spiritu Santu, Dios den tur siglo di siglonan.
Orashon universal
Señor nos Dios ta kla pa drama su bendishon riba tur ku ke habri nan kurason p’ É. Laga nos anto aserk’É ku un kurason sinsero i resa:
- Fuente di miserikordia, Bo ta nos kreador i nos ta bo kriaturanan; forma nos den bo man manera un keramista ta forma un pòchi di klei, oh Señor...

- Kreador poderoso, pone den nos un kurason humilde, pasiente i karitativo; hasi nos obedesidu na bo boluntat,

- Doño di nos bida, lusa nos mente ku bo sabiduria i laga palabra di amor sali for di nos boka manera San Huan de la Cruz, oh Señor...
- Outor di Salbashon, hasi nos rumannan defuntu digno pa drenta den bo reino, oh Señor...

Tata mizerikordioso, uni nos mas i mas un ku otro. Hala nos mas serka Bo i duna nos bo alegria etèrno, awe i tur dia. Esaki nos ta pidi Bo, pa medio di Hesu-Kristu, nos Señor.


No tin e teksto di Dios su Palabra di awe.
14. 12. 2009
Lunedì della III settimana di Avvento

San Giovanni della Croce

Sacerdote e Dottore della Chiesa

Fondatore dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

 


G
iovanni della Croce, al secolo Juan de Yepes Álvarez, nacque a Fontiveros, un borgo della Vecchia Castiglia, in Spagna; il padre Gonzalo de Yepes, nobile toledano,  fu cacciato di casa e diseredato per aver sposato una povera tessitrice di seta, Catalina Álvarez.

Egli manifesta fin da piccolo inclinazione alla carità verso i poveri e ancora di più verso la preghiera contemplativa.

 

Nel periodo tra il 1551 e il 1559 ha una formazione culturale ed artigiana nel “Colegio de los doctrinos” di Medina del Campo (Valladolid), dove si è trasferita la famiglia.



Successivamente fa il falegname, il sarto, il pittore e l'intagliatore, l'accolito della Chiesa della Maddalena, il commesso e l'aiutante infermiere nell'Ospedale della Concezione.

Nel 1563 entra nell'Ordine Carmelitano e tra il 1564 e il 1568 compie gli studi all'Università di Salamanca.

Nel 1567 è ordinato sacerdote e tra settembre e ottobre dello stesso anno incontra Teresa d'Avila, da cui è conquistato in vista dell'inizio della riforma dell'ordine dei Carmelitani.

 

Il 9 agosto 1568, dopo numerosi colloqui con Teresa, va a Valladolid per la fondazione del primo convento di Carmelitane Scalze e vi rimane fino ad ottobre, informandosi dettagliatamente sulla nuova vita riformata; all'inizio di ottobre va a Duruelo (Segovia), adattandovi un cascinale a primo convento dei Carmelitani Scalzi; il 28 novembre, I domenica d'Avvento, vi inaugura la vita riformata.



 

Tra le varie sofferenze, fisiche e spirituali, che deve sperimentare a seguito della sua adesione alla riforma, spicca in particolare l'imprigionamento, il 2 dicembre 1577,nel carcere del convento dei Carmelitani Calzati, dove resta rinchiuso per più di otto mesi, sottoposto a maltrattamenti e torture fisiche, psicologiche e spirituali, trovando peraltro l'ispirazione per comporre alcuni dei suoi poemi mistici più noti e riuscendo alla fine a fuggire, tra le 2 e le 3 del mattino del 17 agosto 1578, in modo assai avventuroso.

 

Nel 1584 termina a Granada la prima redazione del “Cantico Spirituale, mentre in questi anni redige e perfeziona i suoi principali trattati spirituali: i suoi scritti verranno pubblicati per la prima volta nel 1618.



 

Il 28 settembre 1591  parte ammalato per Úbeda (Jaén), dove trascorre gli ultimi mesi di vita.

Alle ore 12 della notte tra il venerdì 13 e il sabato 14 dicembre 1591 muore a Úbeda, in Spagna, a 49 anni di età.

 

Fu beatificato nel 1675, canonizzato da Papa Benedetto XIII il 27 dicembre 1726 e dichiarato Dottore della Chiesa da Papa Pio XI nel 1926.

 

S. Giovanni della Croce fu poeta (considerato tra i maggiori in lingua spagnola) e teologo: autore di svariati trattati riguardanti soprattutto la preghiera e del cammino spirituale dell’anima verso Dio e in Dio.



La sua dottrina vuole che l'uomo, attraverso il passaggio nelle tre fasi (“purgativa, illuminativa e unitiva”) si liberi progressivamente da ogni attaccamento e da ogni senso del possesso per essere del tutto puro e libero di unirsi alla divinità (“luce tenebrosa e tenebra luminosa”). Porta il paragone per cui, se si fissa di fronte e senza schermo il sole, per la troppa luminosità, l'occhio avrà l'impressione di vedere una macchia nera.

S. Giovanni della Croce scrisse, fra l’altro, tre trattati di teologia mistica che gli valsero il soprannome di Doctor Mysticus”:

1.     Cantico spirituale

2.     Notte oscura dell’anima

3.     Ascesa al Monte Carmelo.

Queste tre opere, insieme ai suoi Pensieri sull'amore e sulla pace e agli scritti di S. Teresa d’Avila, sono considerate tra le più importanti opere mistiche in lingua spagnola, ed hanno influenzato molti scrittori spirituali successivi e filosofi.

 

Papa Giovanni Paolo II fu fortemente influenzato in gioventù dagli scritti di S. Giovanni della Croce, fino a valutare un'eventuale ingresso nell'ordine carmelitano.



 

Significato del nome Giovanni : "Il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).

 

Preghiera


O San Giovanni della Croce, che imparasti ad amare Dio soprattutto nella sofferenza e facesti l’esperienza del "tutto" solo in Lui praticando il "nulla" per le cose create, ottienici l’amore a Gesù Crocefisso e la forza di abbracciare le nostre croci quotidiane sperimentando anche noi che "Dio solo basta".
Libro dei Numeri 24,2-7.15-17.
Balaam alzò gli occhi e vide Israele accampato, tribù per tribù. Allora lo spirito di Dio fu sopra di lui.
Egli pronunziò il suo poema e disse: "Oracolo di Balaam, figlio di Beor, e oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante;
oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione dell'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi.
Come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele!
Sono come torrenti che si diramano, come giardini lungo un fiume, come àloe, che il Signore ha piantati, come cedri lungo le acque.
Fluirà l'acqua dalle sue secchie e il suo seme come acqua copiosa. Il suo re sarà più grande di Agag e il suo regno sarà celebrato.
Egli pronunciò il suo poema e disse: "Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante,
oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione dell'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi.
Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set,

Salmi 25(24),4-5.6-7.8-9.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato.
Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore, la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia, insegna ai poveri le sue vie.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,23-27.
Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose: «Vi farò anch'io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo.
Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: "dal Cielò', ci risponderà: "perché dunque non gli avete creduto?'';
se diciamo "dagli uominì', abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo perciò a Gesù, dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Meditazione del giorno
San Tommaso d'Aquino (1225-1274), teologo domenicano, dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di san Giovanni, 4, 1°


Il testimone di Dio

     Ogni creatura è fatta per rendere testimonianza a Dio, poiché ogni creatura è come una prova della sua bontà. La grandezza della creazione testimonia a suo modo la forza e l'onnipotenza divine, e la sua bellezza riflette la divina sapienza. Alcuni uomini ricevono da Dio una missione speciale: rendono testimonianza a Dio non solo da un punto di vista naturale, per il fatto che esistono, ma ancor più in modo spirituale, attraverso le loro buone opere... Tuttavia coloro che, non contenti di ricevere i doni divini e di agire bene con la grazia di Dio, comunicano questi doni ad altri attraverso la parola, gli incoraggiamenti e le esortazioni, questi sono in modo ancor più particolare testimoni di Dio. Giovanni è uno di questi testimoni; è venuto a diffondere i doni di Dio e a proclamare le sue lodi.

     Questa missione di Giovanni, questo ruolo di testimone è di una grandezza incomparabile, perché nessuno può rendere testimonianza a una realtà se non nella misura in cui ne è partecipe. Gesù diceva: «Noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto» (Gv 3,11). Rendere testimonianza alla verità divina presuppone che si conosca questa verità. È per questo che Cristo, anche lui, ha avuto questo ruolo di testimone. «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Ma Cristo e Giovanni avevano questo ruolo in modo diverso. Cristo possedeva questa luce in se stesso; anzi, era questa luce; mentre Giovanni vi partecipava solamente. Per questo Cristo rende una testimonianza completa, manifesta perfettamente la verità. Giovanni e gli altri santi lo fanno solo nella misura in cui ricevono questa verità.

      Missione sublime di Giovanni: essa implica la sua partecipazione alla luce di Dio e la sua somiglianza a Cristo che ha svolto anche lui questa missione.



14. 12. 2009

Maandag in de derde week van de Advent



Heilige Johannes van het Kruis

priester en kerkleraar

Johannes werd omstreeks 1542 te Fontiveros in Spanje geboren. Na enige jaren van kloosterleven als Karmeliet, ontmoette hij de heilige Teresia van Avila en begon hij, op haar aanraden, met de hervorming van zijn orde. Deze onderneming kostte hem zeer veel moeite en offers, onbegrip en weerstand. Hij werd zelfs gevangengezet in Toledo (1577). Hij stierf in 1591 te Ubeda in roep van heiligheid en wijsheid. Daarvan getuigen ook zijn geestelijke geschriften.

Naast priester was hij ook dichter, mysticus en theoloog. Zijn mystieke werken "de bestijging van de berg Karmel", "de donkere nacht van de ziel", "de vlam van de liefde", - bestudeerd en vereerd door Johannes Paulus II - vormen hoogtepunten in de Katholieke mystiek. Zijn theologisch hoofdwerk "geestelijke lofzang" is een samenspraak tussen de ziel en Christus, geïnspireerd op Hooglied.

Attr. als karmeliet, geknield voor een crucifix, kruisbeeld, omgeven door lelietakken; kijkend naar de lijdende Christus; Christus onderhoudt zich met hem; boek in de hand met de spreuk "lijden en veracht worden"; adelaar; met pen in de snavel; schrijfveer; crucifix; adelaar aan de voeten; engel met spreukband; zwevend op een wolk (in extase); ketting (verwijzing naar gevangenschap).

 

Icon: Hij wordt ook wel samen met Theresia van Avila afgebeeld, Met name de mystieke verschijningen zijn onderwerp van scènes: visioen dat naar de tekening van de gekruisigde voerde, verschijning van de kruidragende Christus op het altaar die hem een vraag stelt, Christus verschijnt en laat hem zijn wond zien en Maria en kind verschijnen ook , verschijning van God en Christus met het kruis en de duif en Maria en de evangelist Johannes, verschijning van Maria en kind in de gevangenis. 



God, Gij hebt de heilige priester Johannes geleerd zichzelf volkomen te verloochenen en het Kruis op bijzondere wijze lief te hebben. Geef dat wij hem voortdurend navolgen, om eens te komen tot de eeuwige aanschouwing van uw heerlijkheid. Door Onze Heer Jezus Christus, Amen.


H. Nicasius van Reims en gezellen

+ 14 december 407 of 451 Reims. Na 400 de tiende bisschop van Reims. Samen met Eutropia (zijn zuster, maagd en martelares), Florentinus (diaken) en Jucundus (lector). Nicasius werd voor zijn kerk gedood door vandalen (Attila's hunnen). Hij was de stichter van de basiliek van Reims. Kerk en klooster werden tijdens de Franse Revolutie vernietigd. Zijn relieken bevinden zich in de kathedraal van Reims.

Patr. tegen oogziekten en muizenplagen, van Reims.

Attr. bisschop met zwaard en afgehouwen hoofd in de hand

Icon. draagt een kazuifel en heeft een tonsuur. In de ene hand houdt hij een boek en met de andere maakt hij een zegenend gebaar.

Scènes: preek voor het volk, staand voor een altaar, biedt zijn hoofd aan aan de barbaren, hij spreekt met afgehakt hoofd in de handen.





H. Venantius Fortunatus van Poitiers

Venantius studeerde in Ravenna. Door de Longobarden verdreven leefde hij in Metz. Via Parijs trok hij naar het graf van St. Martinus van Tours. In Poitiers ontmoette hij koningin St. Radegundis van Poitiers en werd haar biechtvader en geestelijk leidsman. Hij werd ca 597 bisschop van Poitiers. Hij maakte een aantal hymnen en schreef elf boeken verzameld onder de naam 'Carmina miscellanea". Hij wordt ook genoemd als de auteur van "gegroet, o Sterre der Zee".



Lezing uit het boek Numeri 24,2-7.15-17.
Toen Balaäm echter zijn ogen opsloeg en Israël volgens zijn stammen gelegerd zag, kwam de geest van God op hem.
Hij hief zijn orakel aan, en sprak: Godsspraak van Balaäm, zoon van Beor, Godsspraak van den man, met het open oog;
Godsspraak van een, die Gods woorden hoort, En de gedachte van den Allerhoogste kent; Die gezichten van den Almachtige schouwt. En neerzinkt met ontsluierde blik.
Hoe schoon zijn uw tenten, o Jakob, Uw woningen, o Israël:
Als dalen strekken zij zich uit, Als tuinen langs een rivier, Als eiken, door Jahweh geplant, Als ceders langs waterstromen.
Het water vloeit over zijn emmers, Zijn zaad wordt volop gedrenkt. Boven Agag verheft zich zijn koning, En is zijn koningschap verheven.
Toen hief hij zijn orakel aan, en sprak: Godsspraak van Balaäm, zoon van Beor, Godsspraak van den man, met het open oog;
Godsspraak van een, die Gods woorden hoort, En de gedachte van den Allerhoogste kent; Die gezichten van den Almachtige schouwt, En neerzinkt met ontsluierde blik!
Ik zie Hem, maar niet in het heden, Ik aanschouw Hem, maar niet van nabij: Een ster rijst omhoog uit Jakob, Een schepter komt uit Israël op; Hij verbrijzelt de slapen van Moab, De schedel van al die verwatenen.

Psalmen 25(24),4-5.6-7.8-9.
Jahweh, toon mij uw wegen, En maak mij uw paden bekend;
Laat mij wandelen in uw waarheid, Onderricht mij, want Gij zijt de God van mijn heil. Op U blijf ik altijd vertrouwen, Om uw goedheid, o Jahweh!
Gedenk uw barmhartigheid, Jahweh; En uw ontferming, want ze zijn eeuwig!
Wees niet de zonden mijner jeugd en mijn fouten indachtig, Maar blijf mij gedenken naar uw genade.
Jahweh is goed en minzaam: Daarom wijst Hij de zondaars terecht.
De nederigen houdt Hij in het rechte spoor, Den eenvoudige toont Hij zijn pad;

Heilig Evangelie van Jezus Christus volgens Mattheus 21,23-27.
Toen Hij daarna in de tempel gekomen was, en daar leerde, traden de oversten der priesters en de oudsten van het volk op Hem toe, en zeiden: Met welk recht doet Gij dit alles; en wie heeft U dit recht gegeven?
Jesus antwoordde hun: Ook Ik zal u een vraag stellen; zo gij er Mij op antwoordt, zal ook Ik u zeggen, met welk recht Ik dit alles doe.
Waar was het doopsel van Johannes vandaan; van de hemel of van de mensen? Ze overlegden bij zichzelf:
Als we zeggen: "van de hemel", dan zal Hij ons toevoegen: "Waarom hebt gij hem dan niet geloofd?" Zeggen we: "van de mensen", dan hebben we het volk te vrezen: want allen houden Johannes voor een profeet.
Ze gaven dus Jesus ten antwoord: We weten het niet. Nu sprak Hij tot hen eveneens: Dan zeg Ik u evenmin, met welk recht Ik dit alles doe.
Overweging bij de lezing van vandaag:
H. Thomas van Aquino (1225-1274) dominicaans theoloog, Kerkleraar
Commentaar op het Evangelie van Johannes, 4,1


De getuige van God

      Elk schepsel is gemaakt om getuigenis van God te geven, aangezien elk schepsel een bewijs van zijn goedheid is. De grootheid van de schepping getuigt op zijn eigen wijze van de goddelijke kracht en almacht, en zijn schoonheid getuigt van de goddelijke wijsheid. Sommige mensen ontvangen van God een speciale missie: ze getuigen van God niet alleen door hun natuurlijk leven of door het feit dat ze bestaan, maar eerder op een geestelijke wijze, door hun goede werken... Toch zijn zij die niet tevreden zijn om alleen de goddelijke gaven te ontvangen en goed te handelen door de genade van God, in staat om deze gaven aan anderen over te dragen door het woord, de aanmoedigingen en de vermaningen. Zij zijn nog meer in het bijzonder getuigen van God. Johannes is één van deze getuigen; hij is gekomen om de gaven van God te verspreiden en zijn lofzangen te verkondigen.

      Deze missie van Johannes, deze rol om te getuigen is van een onvergelijkelijke grootheid, want iemand kan slechts getuigenis van een werkelijkheid afleggen in de mate dat hij er aan deelneemt. Jezus zei: "Waarachtig, ik verzeker u: wij spreken over wat we weten en we getuigen van wat we gezien hebben" (Joh 3,11). Getuigenis afleggen van de goddelijke waarheid dat veronderstelt dat men deze waarheid kent. Daarom had ook Jezus Christus deze rol van getuige. "Ik ben geboren en naar de wereld gekomen om van de waarheid te getuigen" (Joh 18, 37). Maar Christus en Johannes hadden deze rol op een andere wijze. Christus bezit het licht in zichzelf; beter gezegd, Hij was dat licht; terwijl Johannes er alleen aan deelnam. Daarom geeft Christus een volledige getuigenis, Hij toont volmaakt de waarheid. Johannes en de andere heiligen doen dat slechts in de mate waarin ze die waarheid ontvangen.

      Johannes had een verheven missie: zij houdt zijn deelname aan het licht van God in en zijn gelijkenis met Christus die  zich ook aan deze missie wijdde.


14. 12. 2009
Lunes de la Tercera semana de Adviento

San Juan de la Cruz


A los 21 años fue recibido como religioso en la comunidad de Padres Carmelitas, y obtuvo el permiso de observar los reglamentos con toda la exactitud posible sin buscar excepciones en nada. Al ser ordenado sacerdote en 1567, pidió a Dios como especial regalo que lo conservara siempre en gracia y sin pecado y que pudiera sufrir con todo valor y con mucha paciencia toda clase de dolores, penas y enfermedades.

Santa Teresa había fundado la comunidad de las Hermanas Carmelitas Descalzas y deseaba fundar también una comunidad de Padres Carmelitas que se dedicaba a observar los reglamentos con la mayor exactitud posible. Mientras tanto nuestro santo le pedía a Dios que le iluminara un modo de vivir tan fervoroso que lo llevara pronto a la santidad. Y he aquí que al encontrarse los dos santos, descubrió Santa Teresa que este era el indicado para empezar su nueva comunidad y con otros dos frailes fundó su nueva comunidad de Carmelitas descalzos. Los envió a vivir a un convento muy pobre, llamado Duruelo.

Al fundar su nuevo convento en Salamanca, fue nombrado como rector Fray Juan de la Cruz, dedicándose con todas sus fuerzas al apostolado.

Dios le había concedido una cualidad especial: la de saber enseñar el método para llegar a la santidad. Y eso que enseñaba de palabra a personas que dirigía, lo fue escribiendo y resultaron unos libros tan importantes que le han conseguido que el Sumo Pontífice lo haya declarado Doctor de la Iglesia. Algunos de sus libros más famosos son: "La subida del Monte Carmelo", y "La noche oscura del alma".

Como poeta ha sido admirado por siglos a causa de la musicalidad de sus poesías y de la belleza de sus versos. Es muy popular su "Cántico Espiritual".

Después de tres meses de sufrimientos muy agudos, el santo murió el 14 de diciembre del año 1591. Apenas tenía 49 años.



Oremos

Oh Dios, que inspiraste a San Juan un amor extraordinario a la cruz y a la renuncia de sí mismo, concédenos seguir intensamente su ejemplo, para alcanzar la gloria eterna. Por nuestro Señor Jesucristo, tu Hijo.

San Nimattullah Kassaba Al - hardini


Joseph Kassab nació el año 1808. Su padre fue George Kassab y su madre Marium Raad. Ingresó a la escuela de los monjes de San Antonio en Houb en 1816 y allí permaneció hasta 1822. Posteriormente, ingresó al monasterio de San Antonio Ishaia para recibir su noviciado, en noviembre de 1828. Allí, adoptó el nombre de P. Nimatullah Kassab Al-Hardini y aprendió el oficio de encuadernación de libros.

Profesó sus primeros votos el 14 de noviembre de 1830. El 25 de diciembre de 1833, terminados ya sus estudios teológicos, fue ordenado sacerdote por el entonces Obispo Seiman Zwain en el monasterio de Kfifan.

Se hizo miembro del Consejo General tres veces: a partir de 1845 hasta 1848, de 1850 hasta 1853 y del año 1856 a 1858. Aún siendo miembro del Consejo, nunca dejó el humilde oficio de la encuadernación. Además, fue también instructor monástico en Kfifan.

El P. Nimatullah vivió una vida muy santa. Fue un hombre dedicado totalmente a la oración... vivía "embelesado por Dios". Pasaba días y noches en meditación, oración y adoración Eucarística. La Virgen María era su guía y el Rosario su oración favorita. En vida, fue una persona muy humilde, sensible y paciente. Vivió los votos monásticos "de la obediencia, la castidad y la pobreza" a la perfección. Sus hermanos monjes y la gente que lo conocía solían referirse a él como "el Santo".

Uno de sus alumnos fue Charbel Makhlouf, hoy San Charbel (1853 –1858)

El P. Nimatullah Hardini murió en el monasterio de Kfifan, el 14 de diciembre de 1858. Falleció después de una lucha de diez días contra una fiebre que contrajo a causa del viento helado del invierno del norte del Líbano. Tenía entonces sólo cincuenta años. Murió sosteniendo entre sus manos una imagen de la Virgen María y pronunciando como sus últimas palabras lo siguiente: "Oh, Virgen María a tus manos encomiendo mi alma". La gente que estuvo presente, afirma que en ese momento una luz divina iluminó la habitación del P. Kassab y que un perfume especial se podía percibir en la habitación hasta varios días después del fallecimiento del sacerdote.

Años más tarde, los monjes del Kfifan abrieron la tumba del P. Nimatullah y encontraron que su cuerpo había permanecido incorrupto. Éste fue entonces colocado en un ataúd cerca de la Iglesia del monasterio. A partir de 1864 hasta 1927, después de obtenido el permiso previsto por la autoridad eclesiástica local, se permitió a los fieles ver el cuerpo intacto del P. Nimatullah. En aquel mismo año la Comisión investigadora inicia el proceso para la Causa sacerdote. Así, el cuerpo del P. Nimatullah fue enterrado nuevamente en el monasterio, antes de su transferencia a una pequeña Capilla especial, donde son celebradas las misas para visitantes.

Fue declarado Venerable el 7 de septiembre de 1989. El 18 de mayo de 1996, por encargo del Patriarca, Su Beatitud Nasrallah Peter Sfeir, el cuerpo del sacerdote fue examinado y colocado en un nuevo ataúd hecho de cedro y colocado en el Monasterio de Kfifan, donde actualmente es visitado por una gran cantidad de fieles.

Muchas curaciones han ocurrido por su intercesión. Entre ellas destacan el regreso a la vida de un niño Musulmán cuya madre reclamó había muerto, la curación de una persona con una enfermedad neurológica incurable, la restauración de la vista de una persona ciega y la curación de una persona que sufría de cáncer.

El caso de Andre Najm es de particular atención debido a su reciente ocurrencia y por la investigación médica internacional que siguió.

Andre Najm, nacido el 29 de octubre de 1966, disfrutó de excelente salud durante los veinte primeros años de su vida. Sin embargo, en junio de 1986, comenzó a experimentar una fatiga crónica y depresiones. Muchos médicos en el Líbano y en el extranjero lo trataron en vano. Se le diagnosticó cáncer en la sangre por lo que era sometido a frecuentes transfusiones.

El 26 de septiembre del año 1987, Andre acompañado de su familia y amigos visitó el monasterio de Kfifane donde rezó fervientemente en la tumba de Al-Hardini. La gente que estaba alrededor de él lo oyó decir "pido a usted, Padre Al-Hardini, me dé una gota de sangre, ya que estoy tan cansado que ni siquiera tengo fuerzas de salir a la calle a pedirla". Luego pidió llevar el hábito monástico, y minutos después de un rato ya estaba curado.

Andre no ha requerido ninguna transfusión de sangre desde entonces, y en 1991 se casó con Rola Salim Raad. Ellos tienen ya dos niños, un niño llamado Charbel y una niña llamada Rafka.
Actualmente, Andre goza de perfecta salud física.

El 2 de mayo de 1996, su Excelencia Khalil Abi-Nader, Obispo retirado de la Diócesis Maronita de Beirut, obtuvo el permiso del Cardenal Nasrallah Boutros Sfeir para comenzar la investigación que probaría la curación milagrosa de Andre Najm.

El 26 de septiembre de 1996 la Congregación para las Causas de Santos comenzó a estudiar el milagro y el 27 de febrero de 1997 los cinco miembros del equipo médico votaron unánimemente para aceptar la cura milagrosa de Andre Najm. Más tarde, el 9 de mayo de 1997, los siete miembros del equipo de teólogos encargados de estudiar la Causa también votaron unánimemente reconociendo el milagro.

Así, el 1 de julio de 1997 la Asamblea General de la Congregación para las Causas de Santos, que incluye a veinticuatro cardenales, aceptó el milagro.

El 7 de julio de 1997, en la presencia del Papa de Santo Padre Juan Pablo II, la Congregación para las Causas de Santos publicó un decreto por el cual aprueba el milagro atribuido a la intercesión del Siervo de Dios, P. Nimattullah Kassab Al-Hardini.

Meses más tarde, el 16 de diciembre de 1998, el P. John Tabet, Secretario General de la Orden Libanesa Maronita, ofreció una conferencia de prensa en la que anunció la aprobación pontificia para la beatificación del Venerable Siervo de Dios Nimatullah Al-Hardini, la misma que tuvo lugar en el Vaticano el 10 de mayo de 1998, fecha en la que también se conmemoró la primera visita pastoral del Papa Juan Pablo II al Líbano.

Canonizado por el Papa Juan Pablo II el 16 de mayo de 2004

Oremos


Confesamos, Señor, que sólo tú eres santo y que sin ti nadie es bueno, y humildemente te pedimos que la intercesión de San Nimattullah Kassaba venga en nuestra ayuda para que de tal forma vivamos en el mundo que merezcamos llegar a la contemplación de tu gloria. Por nuestro Señor Jesucristo, tu Hijo.


Los Profetas: Ezequiel


Profeta (s. VII a. C)  Ezequiel, hijo de Buzi, linaje sacerdotal, fue llevado cautivo a Babilonia junto con el rey Jeconías de Judá (597 a.C) e internado en Tel Abib, a orillas del río Cobar. Cinco años después, a los treinta de su edad (cfr.1,1), Dios lo llamó al cargo de Profeta, que ejerció entre los desterrados durante 22 años, es decir, hasta el año 520 a.C.   A pesar de las calamidades del destierro, los cautivos no dejaban de abrigar falsas esperanzas, creyendo que el cautiverio terminaría pronto y que Dios no permitiría la destrucción de su templo y la Ciudad Santa (véase Jer. 7,4).

Había, además, falsos profetas que engañaban al pueblo prometiéndole en un futuro cercano el retorno al país de sus padres. Tanto mayor fue el desengaño de los infelices cuándo llegó la noticia de la caídad de Jerusalén. No pocos perdieron la fe y se entregaron a la desesperación.   La misión del profeta Ezequiel consistió principalmente en combatir la idolatría, la corrupción de las malas costumbres, y las ideas erróneas acerca del pronto regreso a Jesuralén. Para consolarlos pinta el profeta, con los mas vivos y bellos colores, las esperanzas de la salud mesiánica.

Dividese el libro en un prólogo, que relata el llamamiento del Profeta (cap. 1 a 3), y tres partes principales. La primera (cap. 4 a 24) comprende las profecías a cerca de la ruina de Jerusalén; la segunda (cap.25 a 32), el castigo de los pueblos enemigos  de Judá; la tercera (cap. 33 a 48), la restauración. " es notable la última sección del profeta (40 a 48), en que nos describe en forma verdaderamente geométrica la restauración de Israel después del cautiverio: el Templo, la ciudad, sus arrabales y la tierra toda de Palestina repartida por igual entre las doce tribus " (Nácar-Colunga).

Las profecias de Ezequiel descuellan por las riquezas de alegorias, imágenes, y acciones simbólicas, de tal manera, que San Jerónimo las llama " mar de la palabra divina" y " laberinto de los secretos de Dios".    Fue una época dificultosa para el pueblo de Israel. En Jerusalén reina Joaquín, hijo del piadoso rey Josías que murió en la batalla de Megiddo (609 a. C.). En un primer momento, Joaquín intenta halagar al coloso babilónico, pero termina uniéndose en coalición con pequeñas potencias contra Nabucodonosor.   Jeremías ya dio la voz de alerta, sugiriendo la sumisión, pero el orgullo de los elegidos la hizo imposible.

En 598 los babilonios ponen cerco a Jerusalén y capitula Judá. Su precio es la deportación de gran parte de la población, entre ellos el rey Jeconías, hijo de Joaquín que murió durante el asedio. Con los deportados va también el joven Ezequiel que será el profeta del exilio.   Dos etapas enmarcan su acción profética. La primera es antes de la destrucción de Jerusalén por los caldeos (598 a. C.) Aquí el hombre de Dios se encuentra con un pueblo ranciamente orgulloso y lleno de falso optimismo, fruto de la presunción. Es verdad que siglo y medio antes había permitido Dios la desaparición de Samaría, el Reino del Norte; pero Jerusalén es otra cosa; Yahwéh habita en ella.

Pensaban que pasaría como en tiempos de Senaquerib, un siglo antes, cuando tuvo que abandonar el asedio por una intervención milagrosa; ahora Dios repetiría el prodigio. Ezequiel no piensa como ellos. Afirma y predica que Jerusalén será destruida con el Templo.     Dice a todos que ha llegado la hora del castigo divino para el pueblo israelita pecador; sólo queda aceptar con compunción y humildad los designios punitivos de Yahwéh. A esta altura el profeta tiene una misión ingrata porque es un agorero de males futuros y próximos.     La  segunda  se desarrolla una vez consumada la catástrofe. Ahora ha de levantar los ánimos oprimidos; debe dar esperanzas luminosas sobre un porvenir mejor. Creían sus compatriotas deportados que Dios se había excedido en el castigo, o que les había hecho cargar con los pecados de los antepasados.

Ezequiel se preocupará de hacerles ver que Dios ha sido justo y que el castigo no tiene otra finalidad que la de purificarlos antes de pasar a una nueva etapa gloriosa nacional.   Ezequiel empleando un estilo que no tiene nada que ver con el de los profetas preexilios Amós, Oseas, Isaías y Jeremías; no goza de su sencillez y frescor. Ezequiel pertenece a la clase sacerdotal, está cabalgando entre dos épocas y se aproxima a la literatura apocalíptica del judaísmo tardío.

Fue la vida profética de Ezequiel un período de veinte años (593-573) de amplia actividad para salvar las esperanzas mesiánicas de sus compañeros de infortunio, al derrumbarse la monarquía israelita. Bien puede estar el secreto en copiar la fidelidad de Ezequiel. El Profeta Ezequiel, según tradición judía, murió mártir. La Iglesia celebra su conmemoración el 10 de abril.



Oremos

Concédenos, Señor todopoderoso, que el ejemplo del Profeta Ezequiel nos estimule a una vida más perfecta y que cuantos celebramos su fiesta sepamos también imitar sus ejemplos. Por nuestro Señor Jesucristo, tu Hijo.

Libro de los Números 24,2-7.15-17.
Cuando alzó los ojos y vio a Israel acampado por tribus, el espíritu de Dios vino sobre él
y pronunció su poema, diciendo: "Oráculo de Balaam hijo de Beor, oráculo del hombre de mirada penetrante;
oráculo del que oye las palabras de Dios y conoce el pensamiento del Altísimo; del que recibe visiones del Todopoderoso, en éxtasis, pero con los ojos abiertos.
¡Qué hermosas son tus carpas, Jacob, y tus moradas, Israel!
Son como quebradas que se extienden, como jardines junto a un río, como áloes que plantó el Señor, como cedros junto a las aguas.
El agua desborda de sus cántaros, su simiente tiene agua en abundancia. Su rey se eleva por encima de Agag y su reino es exaltado.
Entonces pronunció su poema, diciendo: "Oráculo de Balaam, hijo de Beor, oráculo del hombre de mirada penetrante;
oráculo del que oye las palabras de Dios y conoce el pensamiento del Altísimo; del que recibe visiones del Todopoderoso, en éxtasis pero con los ojos abiertos.
Lo veo, pero no ahora; lo contemplo, pero no de cerca: una estrella se alza desde Jacob, un cetro surge de Israel: golpea las sienes de Moab y el cráneo de todos los hijos de Set.

Salmo 25(24),4-5.6-7.8-9.
Muéstrame, Señor, tus caminos, enséñame tus senderos.
Guíame por el camino de tu fidelidad; enséñame, porque tú eres mi Dios y mi salvador, y yo espero en ti todo el día.
Acuérdate, Señor, de tu compasión y de tu amor, porque son eternos.
No recuerdes los pecados ni las rebeldías de mi juventud: Por tu bondad, Señor, acuérdate de mi según tu fidelidad.
El Señor es bondadoso y recto: por eso muestra el camino a los extraviados;
él guía a los humildes para que obren rectamente y enseña su camino a los pobres.

Evangelio según San Mateo 21,23-27.
Jesús entró en el Templo y, mientras enseñaba, se le acercaron los sumos sacerdotes y los ancianos del pueblo, para decirle: "¿Con qué autoridad haces estas cosas? ¿Y quién te ha dado esa autoridad?".
Jesús les respondió: "Yo también quiero hacerles una sola pregunta. Si me responden, les diré con qué autoridad hago estas cosas.
¿De dónde venía el bautismo de Juan? ¿Del cielo o de los hombres?". Ellos se hacían este razonamiento: "Si respondemos: 'Del cielo', él nos dirá: 'Entonces, ¿por qué no creyeron en él?'.
Y si decimos: 'De los hombres', debemos temer a la multitud, porque todos consideran a Juan un profeta".
Por eso respondieron a Jesús: "No sabemos". El, por su parte, les respondió: "Entonces yo tampoco les diré con qué autoridad hago esto".
Comentario del Evangelio por
Santo Tomás de Aquino (1225-1274), teólogo dominico, doctor de la Iglesia
Comentario al evangelio de Juan, 4,1


El testigo de Dios

     Toda criatura existe para dar testimonio de Dios, puesto que toda criatura es como una prueba de su bondad. La grandeza de la creación da testimonio, a su manera, de la fuerza y el poder omnipotente de Dios, y su belleza da testimonio de la divina sabiduría. Ciertos hombres reciben de Dios una misión especial: dan testimonio de Dios no tan sólo desde el punto de vista natural, por el hecho de existir, sino más bien de manera espiritual, a través de sus buenas obras... Sin embargo, los que no se contentan con sólo recibir los dones divinos y actuar de manera conforme a la gracia de Dios sino que comunican sus dones a otros a través de la palabra, dándoles ánimos y exhortándolos, éstos son, de manera más especial aún, testigos de Dios. Juan es uno de estos testigos; vino a difundir los dones de Dios y anunciar sus alabanzas.

     Esta misión de Juan, su papel de testigo es de una grandeza incomparable porque nadie puede dar testimonio de una realidad más que en la medida en que partidipa de ella. Jesús dijo: «Hablamos de lo que sabemos y damos terstimonio de lo que hemos visto» (Jn 3,11). Ser testigo de la verdad divina supone conocer esta verdad. Por eso, Cristo tuvo también este papel de testigo: «Para esto he nacido y para esto he venido al mundo: para ser testigo de la verdad» (Jn 18,37). Pero Cristo y Juan tenían papeles diferentes. Cristo poseía esta luz en sí mismo; más aún, él era esta luz; mientras que Juan tan sólo participaba de ella. Cristo dio un testimonio completo porque manifesto perfectamente la verdad. Juan y los demás santos no lo hacen sino en la medida en que reciben esta verdad.

     Misión sublime la de Juan: implica su participación en la luz de Dios y su semejanza con Cristo que también llevó a cabo esta misión.


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